Molestie e abbandoni – Traumi del passato

Immagine di una donna al tramonto

Storia di Rosa 69 anni (nome di fantasia)

Rosa è stata una bambina molestata in tenera età da un cosiddetto “amico di famiglia”. I genitori si sono separati quando lei aveva poco meno di un anno, il padre è sparito dalla sua vita, lei ha vissuto con la mamma e i nonni. La madre, fredda e incapace di comunicare e ricevere affetto, non ha mai parlato alla figlia della separazione e del padre; argomento tabù, come tutto ciò che riguarda i sentimenti e le emozioni. Nessuno si è accorto delle molestie subite da Rosa, che sono terminate quando lei aveva 14 anni, solo per un trasferimento del molestatore in un’altra nazione.

Le difese e la ripetizione del trauma

Rosa ha reagito ai traumi della sua prima infanzia strutturando difese massicce dove la negazione la fa da padrona, è stato il modo che ha trovato per sopravvivere emotivamente, per non soccombere. Per anni non si è permessa di pensare che ciò che ha subito fosse un abuso e di pensare ai suoi abbandoni affettivi. Ha invece ripetuto nella sua vita i traumi subiti sposando un uomo con il quale ha riprodotto le stesse modalità abusanti. Il profondo trauma mai condiviso ma neanche pensato l’anno portata a vivere una relazione dove la sua mente è stata invasa per anni dai contenuti del marito e svuotata al punto da non sapere trovare un suo pensiero: “non so cosa ne penso” era, quando ci siamo conosciute il suo biglietto da visita.

La cura nella relazione terapeutica

Durante il lungo percorso psicoterapeutico è stato possibile riconoscere nel transfer il tentativo di riprodurre le modalità conosciute, abbiamo fatto i conti con il senso di abbandono ad ogni fine settimana, il terrore e il baratro ad ogni interruzione per le vacanze, con la rabbia negata ma agita che è stata faticosamente riconosciuta, con il pericolo nell’emergere delle differenze che scalfivano l’adesività e mettevano in luce altre sfaccettature dell’altro, differenze che potevano suscitare il terrore della perdita: o si è uguali e aderenti o si spezza il legame.

Negli anni piano piano si è fatto strada in Rosa il riconoscimento e il recupero delle sue qualità e caratteristiche personali. E’ riuscita a costruirsi un piccolo lavoretto che rappresenta la sua oasi di pace fuori casa e nel quale si vede riconosciuta nel suo valore.

Non le è possibile lasciare la casa del marito né economicamente, né emotivamente è abbastanza forte per farcela, ma ora riesce meglio a distinguere tra il suo pensiero da quello del marito e riesce a esprimerlo e riesce ad arginare le intrusioni che lui tenta ancora di fare. Ho solo tracciato con tratti essenziali la storia di Rosa, la complessità e la profondità del lavoro psicoanalitico svolto meriterebbero una trattazione approfondita in altro contesto.